
un bambino che ha un peso emotivo non riuscirà a studiare
16 Novembre, 2018
Il bambino è composto da mente, corpo e cuore e partire da qui sembra quasi di star scrivendo una banalità.
Eppure tanto banale non deve essere, se ancora si pensa a scuola che il bambino debba esser solo mente.
Nozioni, concetti, tecniche, contenuti da comprendere, immagazzinare e memorizzare, sono il pane quotidiano di un bambino in età scolare.
Solitamente quando c’è un buon equilibrio sia in uscita (capacità dell’insegnante nelle proposte) che in ingresso (stato del bambino) dei 3 aspetti sopracitati tutto fila liscio.
Ma se il bambino per motivi vari, dovesse aver un peso all’animo, o dovesse esser lui imposta l’immobilità, il disordine interiore che si verrà a creare, ostacolerà la sua sfera di apprendimento.
Per farvi capire meglio quello che prova un bambino, provate a pensare ai giorni successivi una separazione amorosa. Immaginate di esser distrutti dal dolore, vorreste solo passare dal divano al letto, con l’animo decadente e sconfortato sprofondare in uno stato di apatia e dolore, quando all’improvviso qualcuno arriva e vi impone di fare la parafrasi completa dell’inferno della Divina Commedia, oppure di portare a termine una pagina di equazioni di livello triplo salto mortale. Voi come reagireste?
Probabilmente mi sbaglio e passerò come una malpensante con scarsa fiducia verso il prossimo, ma io ci giurerei che piuttosto di studiare vi berreste uno spritz con l’acido muriatico e anche qualora qualcuno riuscisse a convincervi della necessità di apprendere, probabilmente il vostro livello di concentrazione sarebbe uguale a quello di un struzzo al quale qualcuno spiega le regole della briscola.
Insomma, gli esseri umani funzionano così: se uno ha un pensiero, un tormento, un peso al cuore, un nodo alla gola, un facocero nella stomaco, le farfalle nella pancia, i vermi nell’intestino, le lucertole sotto la maglietta della salute, non riesce a concentrarsi, la sua mente è rivolta al tormento sentimentale, al tentativo di trovarvi una soluzione, di uscirne.
Un bambino che prima di uscire di casa ha un violento scontro verbale con i genitori, difficilmente durante la prima ora sarà concentrato.
Un bambino che ha i genitori in via di separazione, difficilmente non avrà momenti in cui il suo animo verrà risvegliato dalla paura di ciò che sta accadendo.
Un bambino innamorato, non fa altro che pensare a quali regali far trovare all’amata.
Un bambino che ha un fratello molto malato, sentirà addosso uno zaino pesante da trasportare.
I bambini continuamente aprono il loro mondo agli adulti. Lo fanno in centinaia di modi, con le parole, con il silenzio, con gli sguardi, con i tic, con i malanni, con i disegni, con le canzoni, con i movimenti, con le paure immotivate ai nostri occhi, con un’eccessiva agitazione, con l’incapacità di dormire, con la fatica di esser bambino e dover sostenere una montagna.
Per poterli aiutare alcuni preziosi consigli sono:
Per cui, la prossima volta che qualcuno pronuncerà la frase “il bambino ha ottime potenzialità ma non si applica”, trasformatela in “l’adulto ha ottime potenzialità, ma non si applica abbastanza a comprendere il bambino”.
Andrebbe introdotta la giustificazione di mancato apprendimento per motivazioni emotive. Pensatela come ad una stanza, se è affollata di pensieri, di pene, di emozioni, non ci sarà spazio per altro.
Gli adulti dovrebbero essere degli educatori stradali per il corretto movimento di ciò che accade dentro il bambino, dovrebbero comprendere le priorità, sostenerle e legittimarle.
Ogni bambino che non viene ascoltato raccoglie l’informazione che degli adulti non ci si può fidare, inutile poi lamentarsi del fatto che crescendo non racconti più nulla.
Ogni bambino che non viene ascoltato, a sua volta potrebbe diventare un adulto incapace di ascoltare i bambini.
Ogni bambino a cui viene imposto lo studio mentre è scosso da tempeste interiori, impara a sacrificare se stesso nell’altare del compiacimento degli adulti.
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